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L’alfabeto del vino: C come Cavatappi

Si definisce cavatappi [comp. di cavare e tappo] “… quello strumento metallico (detto anche cavaturaccioli) di varie forme, ma costituito essenzialmente da una spirale a vite, con il quale si cavano da bottiglie o fiaschi di vino i tappi di sughero…”. 

cavatappi turacciolo vino

Stappare una bottiglia di vino ha in sé qualcosa di magico e misterioso. È il momento in cui liberiamo questo nettare meraviglioso riportandolo al presente per scoprire come il tempo e l’abilità dell’uomo hanno saputo trasformare un chicco d’uva in una complessa unione di profumi e sapori. La vite affonda lentamente nel sughero e, dopo una leggera trazione, il tappo fuoriesce dal collo della bottiglia. Il turacciolo va subito estratto e annusato per verificarne l’odore. Tutti siamo abituati ad utilizzare questo oggetto, ma dove e quando ha origine la sua storia?

Le origini del cavatappi

Due sono le teorie più attendibili per rispondere a questa domanda. La prima pone l’attenzione su un’origine non troppo edificante e sicuramente molto lontana dal nostro utilizzo quotidiano. Infatti risalirebbe alla metà del ‘400 e sarebbe collegata alla produzione delle armi. Il cavatappi avrebbe fra i suoi antenati la “verga attorcigliata” utilizzata per rimuovere le palle di piombo incastrate nelle bocche dei cannoni e per recuperare la stoppa impiegata per pulire le canne delle armi.

Secondo questa ipotesi, nel 1680 l’armeria inglese Messrs Holtzapffel di Charing Cross ottenne il brevetto per fabbricare questo ferro. La stessa azienda, anni dopo, avrebbe prodotto anche cavatappi. Così iniziò la produzione di queste “viti” per bottiglie di vino. La seconda ipotesi invece vede come avo del cavatappi il “punteruolo per botti”. Infatti pare che in un quadro del 1400 circa fosse raffigurata una suora mentre utilizzava questo marchingegno per spillare vino da una botte.

antico cavatappi

Un altro fattore che sicuramente ha influito sul diffondersi di questo prezioso strumento è l’evoluzione dei sistemi di chiusura delle bottiglie. Dal Settecento in poi, tutti i liquidi venduti al dettaglio prevedevano il tappo di sughero (birra, profumi, medicine, inchiostro, vino). Il 1795 segnò il punto di svolta. In quell’anno il reverendo Samuel Henshall ottenne in Inghilterra il primo brevetto di cavatappi. Spostò così la produzione da quella artigianale e pregiata per le classi nobiliari a quella industriale e di massa per tutti. Questo fino all’invenzione del tappo a corona, verso fine Ottocento.

Cosa si usa per aprire le bottiglie di vino?

In commercio troviamo diversi tipologie di cavatappi. C’è il cavatappi semplice (detto a “T”), costituito unicamente da un manico in legno a cui è fissata la classica spirale in ferro o altro materiale. Poi esiste il cavatappi da sommelier, interamente realizzato in acciaio e dotato di un taglia capsule e di un doppio dente d’appoggio. Questo rende più comoda l’estrazione del tappo.

Una curiosità su questo sorprendente oggetto. Possiede anche un altro nome,“tirabusciò”, che deriva dal termine francese “tire-bouchon”. Esistono anche numerosi musei che ospitano cavatappi antichi, ad esempio il museo dei cavatappi a Barolo o il museo del cavatappi di Montecalvo Versiggia, nell’Oltrepò Pavese.

cavatappi tirabusciò vino

Da ora in poi questo oggetto di uso quotidiano avrà qualche segreto in meno sulla propria storia, ma regalerà sempre grandi emozioni nel suo utilizzo.

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