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L’alfabeto del vino: D come Donne

Il rapporto che lega le donne al vino nel corso dei secoli ha subito innumerevoli trasformazioni. Si pensi che ai tempi della diffusione del vino come bevanda di uso quotidiano, durante l’Impero Romano, alle donne era proibito persino assaggiarlo. Il reato era paragonabile all’adulterio. Ma senza andare così lontani nel tempo, fino agli inizi degli anni ’70 era comunque difficile vedere in pubblico donne con un calice di vino in mano.

donne vino rosso

Nel giro di pochissimi anni questo rapporto è stato totalmente stravolto in favore di una cultura nuova e paritaria. Soprattutto le donne della generazione Millenial hanno conquistato questo settore sia come consumatrici sia ricoprendo nuovi ruoli come sommelier, enologhe e produttrici. Nuovi stili di vita, nuove opportunità lavorative ed interessi hanno comportato un’evoluzione storica nel settore enologico.

Le Donne del Vino

Anche nel mondo delle cantine le donne sono in costante aumento. È emerso da recenti studi che nel settore vinicolo italiano le donne che vi lavorano rappresentano circa 1/3 del totale. Si tratta di più di 100.000 imprenditrici e di queste oltre il 50% in aziende di famiglia. Incarnano i valori familiari che si tramandano da generazioni, sono esperte conoscitrici del territorio e attente imprenditrici alla continua ricerca di soluzioni green che rispettano la natura e i propri frutti.

le donne e il vino

A dimostrazione di tutto ciò nel 1988 è stata fondata in Italia l’Associazione Nazionale “Le Donne del Vino” che conta più di 800 iscritte fra donne che ricoprono un ruolo attivo nel settore. Il rapporto tra il vino e le donne è molto speciale. Le ricerche di mercato confermano che le donne comprano più vino degli uomini (83% in USA, 60% in Francia), non bevono solo vini bianchi e bevono più vino degli uomini. Le donne dimostrano una maggior consapevolezza nella scelta del vino e nell’abbinamento con il cibo e sono meno influenzabili degli uomini.

Ma da dove nasce la passione delle donne per il vino?

Questa passione ha un’origine lontana perchè la donna, anche in passato, ha fatto la storia del vino vincendo pregiudizi e discriminazioni. Tra queste c’è una donna divenuta emblema di questo mondo, forse sconosciuta ai più ma che sicuramente ha molto da insegnare quanto a forza e intraprendenza. 

Marchesa Giulia Falletti Colbert

La Marchesa Juliette Colbert di Maulévrier (1785 –1864) era una marchesa francese naturalizzata italiana, meglio conosciuta in Italia come la Marchesa Giulia Falletti di Barolo. Conobbe il piemontese Marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo, un piccolo borgo nelle Langhe, che sposò il 18 agosto 1806 a Parigi. I coniugi Falletti vissero a Palazzo Barolo a Torino.

marchesa giulia falletti di barolo

Dal 1845, dopo la morte del marito, la Marchesa Giulia di Barolo iniziò a dedicarsi al perfezionamento della coltivazione e della vinificazione di quello che diventerà il Barolo, il vino preferito da Carlo Alberto di Savoia. La marchesa aveva alle spalle una buona conoscenza in campo enologico maturata all’interno della propria famiglia di origine, che aveva possedimenti e vitigni nella regione di Reims e della Loira. Unendo le conoscenze e le tradizioni centenarie dei due Stati, la marchesa intensificò le coltivazioni dei maggiori vitigni pregiati piemontesi. Si dedicò quindi all’invecchiamento del Nebbiolo, come farà anche Camillo Benso Conte di Cavour nella sua tenuta di Grinzane. Sua maestà il Barolo, infatti, prende proprio il nome dalla nobile famiglia Falletti Marchesi di Barolo che ne iniziarono la produzione nei loro vigneti.

La storia (o leggenda) narra che un giorno la marchesa abbia offerto al re Carlo Alberto 300 carrà di Barolo, perché il re aveva manifestato il desiderio di assaggiare questo nuovo vino. Carlo Alberto rimase così entusiasta del vino avuto in dono che decise di iniziarne una produzione personale. Giulia Falletti di Barolo si adoperò molto per la diffusione di questo pregiato nettare nelle corti di tutta Europa. Per questo il Barolo venne definito “Re dei Vini e Vino dei Re”. Dopo la seconda guerra mondiale la produzione ricominciò lentamente ma progressivamente fino ad ottenere nel 1966 la DOC e nel 1980 la DOCG.

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